Contenuti per adulti
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C’è un andirivieni continuo.
La porta si apre,
il campanello tintinna.
Una voce chiama,
un bicchiere scivola sul bancone,
il ghiaccio urta il vetro.
Entrano,
ordinano a gran voce,
bevono d’un fiato un ce la farai,
mandano giù un è stato solo un errore.
Poi la porta si chiude.
Il bancone ormai conosce ogni storia.
Gente che va, gente che viene,
gente che consuma e riparte.
Un cucchiaino gira in una tazza.
Una risata scoppia e si spegne.
Una sedia striscia sul pavimento.
Il campanello suona ancora.
Ognuno lascia qualcosa sul tavolo:
una mancia fatta di sguardi alleggeriti,
un “grazie” mormorato in fretta,
un po’ di sollievo
rovesciato sui tovaglioli.
E la porta continua ad aprirsi,
e la porta continua a chiudersi.
Il campanello suona per chi entra,
il campanello suona per chi va.
Ma io resto qui.
Appoggio i gomiti al legno,
le dita stanche sul bordo del vetro.
Giro il mio drink di parole tra le mani.
Il ghiaccio urta il bicchiere.
Una volta.
Poi ancora.
Fuori, qualcuno passa.
Una voce si allontana.
La porta si chiude.
E tra un riflesso e l’altro
fisso la soglia.
Aspetto.
Non so bene chi.
Ma qualcuno che resti.
Aspetto qualcuno
che non cerchi solo un riparo dal freddo,
qualcuno che non sia solo di passaggio.
Aspetto chi varchi la porta,
guardi il disordine,
guardi me,
e lasci a me
il primo sorso di silenzio.